SPEDIZIONE GRATUITA SOPRA I €40

Per curarsi con le piante è fondamentale fare attenzione a due fattori principali: titolazione e qualità degli estratti secchi.

Esistono sostanzialmente tre modi di curarsi con delle erbe o delle piante:
1) utilizzare nella dieta piante dall’ azione terapeutica;
2) utilizzare una tisana o un decotto da bere;
3) assumere un preparato che contenga  quelle piante in capsule, in compresse, in estratto fluido o in base alcolica.

La forma di gran lunga più diffusa è quella delle capsule. Le capsule contengono una polvere ricavata dalla pianta, o dalla miscela di piante riportata in etichetta. Una cosa di cui dobbiamo però essere consapevoli, e che produttori e venditori non vi dicono, è che assumendo un fitoterapico polverizzato, solitamente ne assimiliamo veramente poco: dall’1 al 10% (questo è l’indice della titolazione del principio attivo). Ciò che dobbiamo quindi chiederci è: quanto principio attivo c’è nell’estratto secco?

Facciamo due esempi:
La curcuma in estratto secco è titolata fino al 95% in curcumina (molecola attiva con azione farmacologica). Se desideriamo dalla curcuma un effetto antinfiammatorio, analgesico, antiossidante, antitumorale e termogenico, è inutile utilizzare una curcuma con una titolazione in curcumina inferiore al 95%. Possiamo quindi comprendere la differenza tra la polvere di curcuma usata in cucina e la curcuma titolata con il massimo del principio attivo.
Oltre alla titolazione, è importante considerare anche le forme liposomiali o i principi attivi sinergici che ne aumentano la biodisponibilità a livello gastrointestinale.

Un altro esempio importante è l’utilizzo del resveratrolo, molecola nota ma poco assorbibile dal nostro intestino perché non liposolubile. Meglio preferire il glucoside del resveratrolo, cioè la polidatina, che sfrutta l’idrosolubilità e il trasporto attivo, risultando biodisponibile al 100%.

Se utilizziamo vitamina C sintetica, l’assorbimento è minimo, mentre se utilizziamo vitamina C estratta da acerola, camu camu, rosa canina o quercetina, l’assorbimento raggiunge il 90%. Questo perché i flavonoidi contenuti in queste piante facilitano l’assimilazione della vitamina C, la proteggono dall’ossidazione nei fluidi biologici e ne potenziano l’effetto antiossidante, antinfiammatorio e immunostimolante rispetto alla vitamina C sintetica.

Le meraviglie dell’estratto secco e della Titolazione

Come si produce l’estratto secco di una pianta? La foglia viene polverizzata, immersa in acqua e portata a ebollizione finché non rilascia le sue sostanze. A questo punto si rimuove la materia solida dal liquido, che viene fatto evaporare lentamente: il residuo secco rimanente contiene soltanto sostanze assimilabili, con pochissimi scarti.
Per ottenere un estratto secco è però necessaria una grande quantità di materia prima, soprattutto se si tratta di parti molto acquose come le foglie: per produrre un grammo di estratto secco possono servire fino a 100 grammi di materia prima (a seconda della sostanza di partenza).

L’estratto secco rappresenta quindi la forma più concentrata ed efficace dei principi attivi della pianta. Al contrario delle polveri micronizzate, l’estratto secco è biodisponibile al 100% e contiene oltre il 98% di sostanza assimilabile.

Ci sono poi altri due aspetti da considerare. Come in tutti i processi produttivi, anche qui esistono differenze qualitative. Parliamo di estratto secco di prima qualità per indicare un prodotto ben fatto e realmente efficace. In un estratto secco di qualità, tutto il principio attivo titolato è biodisponibile, ovvero effettivamente utilizzabile dall’organismo.

È evidente che 1 g di estratto secco costa molto più della semplice polvere. Per ridurre i costi, molti produttori realizzano capsule con una miscela di polvere ed estratto secco. Ricordate però che solo la parte in estratto secco titolato, a una determinata concentrazione, è realmente efficace.

Due esempi tratti da un’etichetta reale:

  • Rusco (Ruscus aculeatus) 61 mg radice estratto secco liofilizzato e polvere, titolato in ruscogenine totali 4,75%.
    Qui il produttore non dichiara quanto di quel rusco sia in estratto secco e quanto in polvere, inducendo chi legge a credere che nella capsula ci siano 2,9 mg di ruscogenine disponibili (il 4,75% di 61 mg), mentre in realtà è assimilabile solo la frazione in estratto secco (la cui quantità non è specificata: potrebbe essercene solo 1 mg).

  • Astaxantina 10 mg per 120 capsule:
    In questo caso non si specificano né la provenienza né la titolazione dell’alga. L’etichetta, che ha valore legale, dovrebbe indicare la quantità di pianta medicinale o, come in questo caso, la provenienza dell’alga.
    Per l’alga Haematococcus pluvialis, la titolazione di astaxantina (principio attivo farmacologico) è solitamente al 5%. Per ottenere 10 mg di pura astaxantina titolata al 5% servirebbero 200 mg di estratto secco dell’alga, non i soli 10 mg indicati, che apportano appena lo 0,05 mg di principio attivo.

Polifenoli e caroteni patiscono molto gli sbalzi termici, sono sensibili alla temperatura e possono cambiare colore rapidamente, ma il principio attivo mantiene comunque la sua efficacia al 100%.

Consiglio finale

Se desiderate utilizzare i fitoterapici, verificate che il produttore dichiari di utilizzare esclusivamente estratti secchi di prima qualità, puri al 100% e titolati al massimo contenuto di principio attivo. Se il prodotto è in capsule, meglio se realizzate in gelatina vegetale e prive di biossido di titanio e silicio.

La Natura ha una grande capacità di guarirci, ma dobbiamo darle la possibilità scegliendo prodotti ben formulati e pensati per scopi terapeutici, non commerciali.